
Shiki, il viso voltato per far finta di aver sentito il colpo che quel ragazzino gli aveva dato, rise.
Una risata secca, che non preannunciava nulla di buono.
Infatti, velocissimo, allungò una mano e afferrò per la gola il ragazzino, sollevandolo da terra.
Lo studiò, attento, domandandosi come e perchè Akira lo aveva conosciuto. Cosa gli fosse piaciuto. Come era sembrato il suo viso mentre lo facevano.
Un raptus di rabbia gli fece scaraventare il corpo del ragazzo per terra, e digrignare i denti.
Era arrabbiato, avrebbe voluto uccidere quella sottospecie di essere vivente, fergandosene di tutto e tutti. Ma se lo avesse fatto, Akira lo sarebbe venuto a sapere di certo. Ne avrebbe sofferto. Avrebbe pianto. E lo avrebbe odiato ancora di più di quanto già non faceva.
Tremò, visibilmente, per poi gridare, gli occhi inettati di sangue.
"Akira è MIO! Hai capito? MIO!"
disse, senza tuttavia avvicinarsi o toccare l'altro.
Strinse spasmodicamente la spada, e la alzò. La ripose, non prima di aver esitato, la mente che esigeva sangue e il ricordo degli occhi di Akira che lo bloccava dal fare un omicidio.
Si attaccò al muro, le braccia lungo i fianchi. Si accasciò, coprendosi il capo con le mani guantate, nero su nero.
"Lui...sta bene?"
chiese, in un flebile sussurro, coprendosi il viso con le ginocchia che aveva tirato al petto.
"Non è raro che il demonio celi le proprie fattezze vestendo i panni di messo della luce"


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